[Memoria]: con amore e letizia

Rosa "Helga"
Rosa “Helga”

Questa pianta di rosa è dedicata alla memoria di mia mamma.

Rampicante, rustica, a fiore semplice, delicatamente profumata. Fiorisce da aprile a novembre e allieta tutta la facciata della casa. E’ accanto alla porta di ingresso e ci omaggia della sua presenza ricordandoci la bellezza della vita.

[Labirinto]: perdersi in sè

Uno dei luoghi più vissuti, nei suoi molteplici aspetti, è la propria casa. In questo spazio circola e trascorre il tempo. E’ esso stesso una piccola, ma importante, partizione dell’intero universo; per  comprenderlo meglio serve un’approccio da fisica moderna, che permette di vedere la massa che lo mantiene e lo trasforma anche se di primo acchito essa sembra non vedersi, almeno ad uno sguardo superficiale.

Occorre zoomarci dentro per poter cogliere le sfumature quotidiane. Sarà anche solo un indice, la fotografia, ma decodificarla non è affatto immediato. La fattorizzazione è cosa assai complessa e time consuming . Può durare una vita eppure non c’è alcun attimo decisivo o importante che deve emergere da questa immagine.

Quante similitudini operative vi sono tra arte e scienza.

Inferenza personale
Inferenza personale

Tutto sommato può adattarsi ad ognuno di voi, non trovate?

 

[Fotogiornalismo]: qualcosa da dire?

A Macedonian policeman uses his baton to prevent migrants and refugees to open the border fence at a makeshift camp at the Greek-Macedonian border near the village of Idomeni
A Macedonian policeman uses his baton to prevent migrants and refugees to open the border fence at a makeshift camp at the Greek-Macedonian border near the village of Idomeni, Greece, April 7, 2016. REUTERS/Marko Djurica
Migrants and refugees clash with Greek policemen as they try to open the border fence at a makeshift camp at the Greek-Macedonian border near the village of Idomeni
Migrants and refugees clash with Greek policemen as they try to open the border fence at a makeshift camp at the Greek-Macedonian border near the village of Idomeni, Greece, April 7, 2016. REUTERS/Marko Djurica

Queste due immagini, presenti sul sito della Reuters nella galleria delle foto della settimana, mi hanno subito colpito per la loro forza di provocare una istantanea reazione nel lettore. Prima con la pancia, ma a seguire con la testa.

In queste due foto sembrano esserci tutti gli elementi che caratterizzano il ruolo della fotografia come presentazione della realta’.

Ma ci sono veramente questi elementi  o li diamo solamente per scontati?

Possiamo parlare di esposizione o piuttosto si dovrebbe anche in questo caso parlare di interpretazione? Quanto il testo che accompagna le immagini condiziona la nostra acquisizione dei fatti?

I due scatti a ben guardare vogliono sembrare neutri. Nel senso che la tesi é giá confezionata: i deboli di qua  della rete,  la forza di polizia dall’altra. E il fotografo, da che parte sta, fisicamente e moralmente, si capisce forse?  La didascalia qui e’ fondamentale: i migranti sono soli contro tutti, contro la polizia macedone ma anche contro quella greca. I fotografi (vedi la seconda foto) sono presenti ma vengono ignorati.

Personalmente trovo le due foto di questo reporter serbo molto efficaci. Un breve racconto in due scatti che mostra l’isolamento a cui sono sottoposte queste persone, che sanno di essere osservate ma che comunque devono far da sé. Ne emerge un ritratto forte, sensibile e eticamente corretto.

per vedere e leggere il suo lavoro fatto a Idomeni da Marko Djurica

—> http://widerimage.reuters.com/story/stranded-in-greece