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sabato 15 novembre - nel canale Tweeter inizia una nuova serie su Man Ray e la sua visione

[Teatro Sociale]: “Noi non restiamo a guardare”

Oggi si va d’impegno, con la carissima Erica Taffara (di TalèaTeatro) che anche questa volta ci ha stupiti. Il suo ultimo “Noi non restiamo a guardare” ci ha lasciato meravigliati ed arricchiti.

Quando esci e ti risuona dentro a lungo allora si può dire che l’opera meritava. Potenza del Teatro.

L’opera è il suo personale contributo, ci racconta, alla causa portata avanti da associazioni come MSF.

Nel monologo l’attrice ha selezionato frammenti dal libro omonimo edito nel 2013 da Medici senza Frontiere, e rivisita in modo originale testi di autori del novecento come Allen Ginsberg e Jacques Prevert e del giovane scrittore e grecista emergente Francesco Puccio. Nato dalla collaborazione con l’associazione Medici Senza Frontiere, attraverso la sensibilizzazione dei Conflitti dimenticati in atto nel mondo, “Noi non restiamo a guardare” offre un’informazione reale oltre confini attraverso il linguaggio teatrale, per un coinvolgimento mediato con il pubblico su temi di forte impatto emotivo. Centrale è il tema della gratitudine, sentimento difficile, soprattutto oggi, ma contemporaneamente una grande opportunità etica. Possiamo rovesciare le prospettive degli stili di vita attuali, solitamente segnati dall’ansia ed esposti alla frustrazione, nel riconoscimento sereno che l’esistenza è buona in se stessa e per chiunque, e non ha bisogno di essere meritata. Ringraziare è una via di liberazione dell’energia della vita, aperta al desiderio e alle possibilità di ciascuno.

Oltre al ringraziamento personale e di tutti noi Talenti :-)  un augurio di buon tour con questo spettacolo.

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[Padova]: con altri occhi

7 febbraio 2015 3 commenti

Non mi ricordo a dir la verità se anni fa avevo già proposto questo lavoro su Padova. Poco male..

E’ costituito da una serie di foto scattate in b/n che mostrano alcuni scorci della città del Santo, in veste sicuramente diversa da come si è soliti vederla. Nè minore nè maggiore, semplicemente vera, essenzialmente non turistica (per come nel comune senso s’intende l’aggettivo turistico). Devo dire che mi sono divertito, questo si.

La preferita è senza dubbio quella dell’Arena Romana, in quanto è il mio omaggio all’analoga di Gabriele Basilico su Milano. La città, entità viva, che si trova nelle sue continue trasformazioni a confrontarsi con il suo passato. Nei punti di contatto scaturisce sempre una vista ricca e immaginifica. Ma adesso basta con le parole…

I resti dell'arena romana

I resti dell’arena romana

Il palazzo delle Regie Poste  in corso Garibaldi

Il palazzo delle Regie Poste in corso Garibaldi

Oratorio delle Porte Contarine

Oratorio delle Porte Contarine

passeggiata Conciapelli

passeggiata Conciapelli

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Ponte Molino

Ponte Molino

Ponte Molino

Ponte Molino

Burcio affondato sul Piovego

Burcio affondato sul Piovego

Navigando versa Porta Portello

Navigando versa Porta Portello

Archeologia industriale.  Zona dove si caricava la ghiaia e la sabbia sui camion trasportata dai burci.

Archeologia industriale. Zona dove si caricava la ghiaia e la sabbia sui camion trasportata dai burci.

Trattasi di scansioni di negativo Ilford HP5 in formato 120, 6×6,  e quindi non di foto stampate (che sono assai diverse nella resa).

[Anima]: ad occhi aperti

NYC, 42th Street (1992)

NYC, 42th Street (1992)

A questa foto sono molto affezionato, se si può dire così. Forse sarebbe più corretto dire che il rapporto che ho con questo scatto è di rispetto. Di un timoroso rispetto.

E’ un frammento di tempo, che mi è scivolato tra le dita e che è copiato nella memoria, richiamabile a piacimento, solo in virtù di questa immagine.

Questa foto è quanto di più vicino alla verità ci sia nel mio bagaglio di scatti.Ogni volta che la riguardo mi viene in mente il momento in cui la scattai: di pomeriggio, col tele (un 250mm) puntato verso il palazzo di fronte a dove alloggiavo io, al sesto o settimo piano. Non vedevo altro, solo quelle finestre e il brulicare di vita dietro ad esse. Una danza della vita si svolgeva, come in un film muto. Una scena ipnotica e quasi voyeristica. Era uno spettacolo nel quale mi sentivo l’unico spettattore.

Dicevo, di verità, in quanto non era immaginabile inquadrare altro. Non ho escluso nulla dal mio campo visivo.Questo vedevo e questo c’era. Era solo un fatto di ingrandimenti ottici.

I colori delicati disposti in una palette strana. La pellicola positiva Kodachrome li poteva registrare come si deve. Tutto era perfetto. Rari momenti di grazia. Ad occhi aperti.

[C&M]: Curiosità &Matematica.. come funziona Shazam?

4 febbraio 2015 4 commenti

Ebbene si, lo confesso.. sono un shazam-entusiasta. Quando sono in giro e sento della musica essa mi appare sempre più “verde di quella ascoltata in casa” [influenza dell’ambiente e del contesto spazio temporale sul mio io] e mi sorge normalmente (sempre direi) la curiosità di saperne di più. A volte dopo qualche secondo ( l’essenziale è che i neuroni si attivino prima del che termini il brano ) realizzo, in maniera simil-pavloviana,  che sul telefonino ho su qualche schermata l’icona del genio della lampada “Shazam”. Umilmente, con un senso di riverenza, lo invoco … et voilà.. un senso di profondo appagamento si impossessa del mio animo quando appare il tag.

Contemporaneamente a questi eventi, ogni volta, la parte razionale lancia invece un pensiero-thread-parallelo in background che vive di vita propria. Ho sempre confidato nell’evoluzione del cervello umano, affinchè questi processi vengano gestiti altretttanto efficacemente degli algoritmi usati da Shazam (altrimenti mi vien mal di testa a pensare che ad oggi dovrei avere migliaia di processi in background ancora attivi che consumano le mie limitate risorse di cpu e ram: sono pur sempre del’67, fatto di transistors e condensatori e non di “multi-core green power”).

Oggi finalmente ho trovato il mio numero primo: “ricordati che puoi sempre provare a cercare su google”.

e sono approdato su questo interessantissimo post: https://laplacian.wordpress.com/2009/01/10/how-shazam-works/

Vi è poi  il pdf di Avery Wang, Shazam’s chief scientist and one of its co-founders che ancora nel 2003 pubblicò questo pdf: http://www.ee.columbia.edu/~dpwe/papers/Wang03-shazam.pdf

Per i meno avezzi alla matematica comunque segnalo questa risposta contenuta nel post che, dopo che mi ero addentrato negli algoritmi di hashing tutto serioso, mi ha fatto sorridere e “ridistribuirmi normalmente”:

Pedro Says:

This is what Shazam says how it works.

But it actually works different:

If you tag Shazam, the music that is played goes into a huge call center with hundreds of jobless music journalists and record store owners. One hears the music and just writes down the name of the band and Song. If he doesn’t know it he calls out to his co-workers and shouts “Anybody knows this song?”

This is the true magic of Shazam :-)

2xBye

[dainese-photography.com]: le città invisibili (aggiornamento)

3 febbraio 2015 2 commenti

Un’altra foto è entrata a far parte del progetto, nato nel 2013, “le città invisibili”.

Milano (2015)

Milano (2015)

Le città invisibili sono l’insieme degli eventi spazio-temporali che esistono contemporaneamente nella città, ma che noi normalmente non siamo in grado di vedere o di percepire. Le città possiamo quindi dire sono costituite da tante altre città invisibili, come se si trattasse di tante dimensioni parallele alla nostra nelle quali si realizzano certi percorsi possibili.

Ho cercato di trovare un modo di farle vedere contemporaneamente ad un’osservatore, con una tecnica, che chiamo, di multiplexing d’immagine. Essa permette di fare sintesi di un luogo assimilandone le varie forme e presentando assieme vari punti di vista.

E’ un progetto aperto ad ampio respiro, che per il momento vede Padova, Vicenza, Venezia, Milano e Parigi.

Qui l’intera serie di fotografie: http://www.dainese-photography.com/wp/citta-invisibili/

[Architetture]: le nuove cattedrali – 3a parte

1 febbraio 2015 4 commenti

Milano, luogo dove il cambiamento è in atto e dove le nuove cattedrali, laiche ma non agostiche, sorgono trasformando il paesaggio e sicuramente la skyline della città.

La colonna sonora di sfondo di questa carrellata è “Paris Texas” di Ry Cooder. Vi ricordate il film di Wenders? Spazi e luoghi famiiliari ma al contempo alieni.

La fotografia è a colori. il blu del cielo si riflette nelle ombre ovunque ma non è freddo. E’ un blu di lucidità, di consapevolezza.

I nomi non contano. E’ come se un visitatore si aggirasse in questi luoghi e fosse testimone della metamorfosi in atto.

In tutti questi specchi e nei riflessi propagati, c’è il narcisimo di chi vuol essere al di sopra degli altri. E’ però un gioco rivolto alle aziende che si lustrano e si rimirano, ma che esclude come partecipanti attivi la gente del posto.

Vedremo come la favola si svolgerà. Specchio specchio delle mie brame….

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[Teatro]: L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello

26 gennaio 2015 3 commenti

Questa volta Talèa TEATRO ha ospitato una rappresentazione risultato di un laboratorio teatrale dei Carichi Sospesi di Padova.

L’opera è “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello ” tratto dall’omonimo saggio di Oliver Sacks (per approfondimenti si veda pure wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/L%27uomo_che_scambi%C3%B2_sua_moglie_per_un_cappello).

Regia Marco Caldiron

Con Raffaele Bonni, Luca Cappelletto, Marta De Santis, Daria Fraccaroli, Andrea Melendugno, Stefano Negrelli, Anna Pretolani, Roberta Sartori, Federica Serpe

Riporto come la produzione presenta l’opera:

Il disorientamento fisico causato dalle disfunzioni neurologiche, la percezione della realtà e il controllo del nostro corpo possono mettere in discussione le incrollabili certezze della quotidianità.
I personaggi presentano storie sbiadite e corpi svuotati, messi in vetrina e scherniti senza che la violenza inflitta possa in alcun modo intaccarli, isolati sensitivamente dalla malattia.

Rileggendo ‘L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello’ di Oliver Sacks abbiamo ritrovato un immaginario composto da corpi che raccontano e constatato come il grande neurologo si sia occupato prima di tutto delle persone.
Ma, abbiamo immaginato anche l’anima più ‘feroce’ di Sacks, l’indagatore scientifico che può esaltarsi nello scoprire un nuovo aspetto della malattia e che, da grande divulgatore, trova un piacere sottile nel gridarlo al mondo.
E allora ci è tornato alla mente come nei primi decenni del secolo scorso, in pieno espressionismo, la malattia e il malato venissero ‘mostrati’ senza censure, un serraglio di freaks da mostrare al mondo, tanto da far esclamare al più grande imprenditore circense di tutti i tempi, Phineas Taylor Barnum: “Se non siete come tutti gli altri, mostratelo!”.

Il lavoro ripercorre così i casi descritti da Oliver Sacks, ma indugia anche nel mondo circense ed espressionista, attorniato da clown, freaks, presentatori, attingendo ai testi di Wedekind, alle immagini di James Enson, alle musiche di John Cage e di Kurt Weill e ai film di David Lynch.
Spettacolo che mette in scena corpi di persone affette da patologie neurologiche di diversa natura, portando a scoprire realtà imprevedibili, talvolta dolorose.

Ed ora qualche foto della serata:

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Buona serata!

La sottile linea d'ombra

Non resta che attraversarla

Ma il cielo è sempre più blu

Una video-inchiesta sugli stereotipi di genere con i bambini delle scuole elementari. I suoi passi, i suoi progressi, i miei commenti. E altre cose che non c'entrano niente.

Ivano Mingotti

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