[Film photography]: Venezia, Pescherìa

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Venezia, Pescherìa, Rialto, Febbraio 2019

Agfa APX400 @250 / ID11 1+1 / Negative scan

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[Progetto negativi su carta]: Un primo tentativo

Un’idea si è insinuata subdolamente tra le altre idee ed è riuscita a farsi valere: la stampa su carta del negativo. In inglese se si cerca a riguardo della tecnica “paper negative” si viene sommersi di articoli, video e quant’altro.  Ovviamente ( ^_^) io ci sono arrivato 140 anni dopo, ma a modo mio e con la mia distorsione sull’utilizzo del metodo.

Mi spiego meglio. Spesso sono affascinato dalle immagini in negativo, ovvero quando guardo i miei negativi, spesso vorrei stamparli così come sono, senza invertirli. Dipende ovviamente dalla scena specifica ripresa.

Ovviamente tutto questo si può fare in digitale, la maggior parte fa così. Ma l’ho citato solo per escludere a priori quel che non mi interessa.

Il mio intento è però quello di stampare su carta fotografica, in camera oscura, questo negativo e di tenermelo nella sua dimensione originale (nel mio caso 10 x 12,5cm / 4×5″).

L’utilizzo della carta fotografica stessa come negativo è la soluzione. Ci sono dei vincoli non banali, quali il fatto che a differenza del film la carta ha un range di riproducibilità molto inferiore. I soggetti vengono facilmente contrastati e addio alla dinamica dei toni.

Tra i vantaggi (forse l’unico!) quello che si lavora in luce di sicurezza e non completamente al buio come con la pellicola.

Bisogna darsi da fare apprendendo i particolari del processo e le caratteristiche dei materiali (tipi di carta, filtri, rivelatori e diluizione) e soprattutto individuare i soggetti che si prestano a questo trattamento. Se si vuole arrivare all’immagine positiva (invertita) allora il soggetto è meno critico, in quanto l’approccio è quello di una normale fotografia.

Prossimamente tratterò in profondità l’argomento (in base all’ esperienza che mi sto facendo), per intanto basti sapere che l’immagine sotto riportata (scansione del negativo su carta) è stata realizzata come prova col materiale che avevo a disposizione: carta a gradazione fissa #4 (work by Tetenal tipo RC – la “plasticona”, non la baritata), sviluppo per carta MC DEV 1+6 ( consigliato lo sviluppo per film ad alta rapporti di diluizione). Sapevo che avrei ottenuto un lavoro grafico più che fotografico, ma tant’è, volevo concentrarmi un pò sulla tecnica di esposizione dell’immagine. Tanto parlare e scrivere, ma ognuno dice alla fine “prova e scopri da te il tempo giusto di esposizione”. Giusto, così non si sbaglia mai (a consigliare) ma si corre il rischio di brancolare nel buio.

Ho proceduto quindi a stimare la sensibilità della carta (iso 6) – dalla letteratura – e ad esporre per le ombre (ovvero dove volevo il dettaglio di interesse) del soggetto. Poi (essendo la prima volta in assoluto) ho caricato 3 chassis – 6 negativi – è ho usato un bracketing partendo dall’esposizione indicata. Ovviamente la difficoltà sta nel fatto che la carta a gradazione fissa è sensibile al solo blu/uv, mentre l’esposimetro misura sullo spettro di gamma completo (no uv comunque). La faccio breve: col cielo a luce diffusa (tipicamente invernale) l’esposimetro ci azzecca abbastanza bene: va dato un 1/2 stop di tempo in più: ad es. 1″ invece di 1/2″. Poi non ci sono effetti di difetto di reciprocità del supporto da gestire – quest’affermazione è cmq da verificare per tempi maggiori al secondo di esposizione.

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Negativo su carta (10x12cm – 4×5″) – primo soggetto

Il prossimo passo è usare carta grado #2, sviluppo ID11 – da capire quanto diluito – in modalità stand, si ha così il tempo di vedere il pieno raggiungimento dello sviluppo e di intervenire (anche se in luce di sicurezza i toni sono sempre molto più scuri del vero).

Vista l’esigua dimensione del negativo, vien voglia di passare, per questo tipo di tecnica, a formati più “interessanti”. Ma questa è un’altra storia.

 

[Anima]: Un escursione interiore

Una passeggiata serale invernale nei Colli Euganei, nei pressi dell’eremo di monte Rua, è diventata immediatamente un’esplorazione interna per riscoprire il proprio animo.

Il silenzio, vista l’ora e il periodo, la temperatura fresca e l’ambiente collinare, a volte morbido a volte spigoloso, fan sì che i passi sul sentiero siano passi in ascolto, in attesa di non si sa cosa esattamente ma curiosi e aperti.

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La partenza.
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Vecchie abitazioni lungo il sentiero
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San Sabino
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Particolare di un capitello votivo inciso nei basalti. I Colli Euganei sono di natura vulcanica.
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Particolare dello stesso capitello
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In ascolto
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Colonna antica nei pressi dell’eremo
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Lungo il muro di cinta
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Verso sud ovest
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Occidente
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All’ingresso dell’eremo. Sono appena iniziati i vespri.
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Le campane suonano la mezza (17.30)
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….
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….
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Lungo la Via Crucis
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Un caro saluto

[Project]: La montagna in pace (parte 1)

 

Luoghi della grande guerra (’15-’18)

Monte Grappa

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Il silenzio è il rumore che ti avvolge quassù.

Quando cammini in questi luoghi, li puoi sentire ancora nell’anima, i soldati con le loro grida e la paura di non tornare più a casa.

Col Moschin, Col Fagheron, Col Fenilon, rilievi che come nome avevano solo le quote numeriche in metri sul livello del mare. Mare che si vede benissimo da qui: Venezia e i suoi campanili, Chioggia, l’appennino tosco emiliano. Lo sguardo spazia sulla pianura da una parte e sulle altre cime dall’altra (Dolomiti, Lagorai). Il fiume Brenta è un nastro argenteo che splende sinuoso la giù in valle.

Oggi vedi alberi ricresciuti, ma anche quelli caduti da tromba d’aria e tutto l’assieme è molto reale e sembra coerente qui, dove troppi giovani son caduti.

 

Tutte le foto sono scattate con una macchina di grande formato (10×12 cm / 4×5″). Queste sono mere scansioni di negativo (fomapan100).