[Dance photography]: RBR dance company

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2011

 

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2011
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[Dance]: Varietas Delectat (RBR Dance Company)

Questa volta riporto alcune foto dello spettacolo di danza contemporanea della compagnia RBR Dance Company,  intitolato: Varietas Delectat.

Mi sono divertito molto in quanto la compagnia cura molto la coreografia e i ballerini sono veramente bravi. Avevo già avuto il piacere di fotografarli un paio di anni fa e ne ero rimasto entusiasta.

Che dire, dei generi che fotografo, la danza è il mio “amore”, più di ogni altra cosa. Dinamismo, leggerezza, precisione, colori, amore per la vita, musiche, tutto questo è la danza!

Fotograficamente è una cornucopia, ma (ed è questo che d’altra parte mi attira) richiede, da parte del fotografo, un impegno totale. E’ vero che si rischia di essere un cronista della serata (non si riesce ad influenzare lo spettacolo!), ma è un rischio da correre. In realtà, trovo che ci sia un buon margine per la fotografia creativa, basta mettersi nell’ordine delle idee di avere dei modelli e di non condurli, ma di lasciarli esprimere liberamente e di cogliere la varietà delle scene che si propongono. Spesso non avendo modo di partecipare alle prove, l’impianto dello spettacolo è a sorpresa. Quando è in replica, a volte si riesce a trovare qualche video e a farsi un’idea; unendo poi queste informazioni alla conoscenza del luogo, un pò di sicurezza la si ottiene. Già, si dà il caso che quando vado ad uno spettacolo a fotografare, sono sempre un pò teso: voglio riuscire sempre al meglio delle mie possibilità e le incognite vorrei tenerle al minimo. L’incubo peggiore è sempre costituito dalla presenza di altri che fotografano. Solo per il “casino” che spesso fanno fotografando di continuo in qualsiasi momento, anche nelle pause di silenzio. In quei momenti vorrei scomparire dal teatro per non essere messo in comune ai “fotografi”. Tutti si sbaglia uno scatto o due, ma perseverare è diabolico. Il fatto è che chi va non ha quasi mai cultura (della danza o del genere in specie) e crede di essere autorizzato a fare le foto per il semplice motivo di essere riuscito ad arrivare fino a lì. E il rispetto per il pubblico e per gli artisti, dove lo mettiamo? Si sentono raffiche di mitra-fotocamere anche quando la scena non merita di essere fotografata. A questo punto, dico io, fate un bel video e siamo a posto. Come si faceva ai tempi della pellicola? Semplicemente c’era una vera selezione: che riusciva a seguire pienamente lo spettacolo e a cogliere  gli attimi giusti, le espressioni cariche, unito alla padronanza della tecnica, si portava a casa la pagnotta. Ora col digitale, pare che sia tutto gratis! Vabbè, basta vedere poi le foto che girano (no words).

L’impianto delle luci erano a mio parere il lato più debole dello spettacolo altrimenti ottimo e fotograficamente hanno influito (negativamente) sulle foto: tagli laterali e colori che mal si miscelavano con i costumi. Ma qui le visioni tra fotografo e coreografo probabilmente perseguono obiettivi diversi (anche se non dovrebbe a rigor di logica). Le immagini proiettate sullo sfondo, su quel palco (probabilmente troppo piccolo) tagliavano a metà orizzontalmente i ballerini. Ah come vorrei aver avuto una d3s per andare a 6400 iso… e rendere meglio gli incarnati.

Nella ripresa il bello sta nel seguire totalmente i ballerini nelle scene e nei loro movimenti, per preparasi a cogliere gli attimi giusti. Seguire attraverso il mirino (pur della mia d700) per un’ora e mezza la scena è stata una fatica non da poco, che però veniva man mano ricompensata quando “sentivo” che lo scatto era giusto. Nell’editing, la fase creativa sta invece nella scelta delle inquadrature e nella resa dei colori. L’unica difficoltà psicologica è che in mente si ha ancora vivido lo scatto ideale come lo si è visto e spesso a video invece mi viene poi lo sconforto. Ho trovato che una buon palliativo è quello di prendere in mano le foto dopo un paio di giorni almeno e di riguardarmi prima qualche libro di danza di grandi fotografi per relativizzare il lavoro che si va a fare. Poi alla fine del lavoro (giorni dopo) faccio vedere le foto ad un pò di persone, giusto per farmi aiutare nel giudizio (sono il mio peggior detrattore). Mia moglie ha capito oramai che l’unico termine che non deve usare è “bello”. Ci sono migliaia di aggettivi significativi per descrivere non le foto, ma ciò che le foto provocano nell’osservatore,  e dire semplicemente “belle” per me è un segno negativo di non riuscita.

Qui la serie (mi raccomando un bel F11 sul browser, per vedere a tutto schermo le foto)

http://musthe.altervista.org/VarietasDelectat/

nero e argento