[Anima]: Un escursione interiore

Una passeggiata serale invernale nei Colli Euganei, nei pressi dell’eremo di monte Rua, è diventata immediatamente un’esplorazione interna per riscoprire il proprio animo.

Il silenzio, vista l’ora e il periodo, la temperatura fresca e l’ambiente collinare, a volte morbido a volte spigoloso, fan sì che i passi sul sentiero siano passi in ascolto, in attesa di non si sa cosa esattamente ma curiosi e aperti.

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La partenza.
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Vecchie abitazioni lungo il sentiero
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San Sabino
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Particolare di un capitello votivo inciso nei basalti. I Colli Euganei sono di natura vulcanica.
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Particolare dello stesso capitello
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In ascolto
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Colonna antica nei pressi dell’eremo
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Lungo il muro di cinta
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Verso sud ovest
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Occidente
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All’ingresso dell’eremo. Sono appena iniziati i vespri.
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Le campane suonano la mezza (17.30)
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….
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Lungo la Via Crucis
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Un caro saluto
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[6×6]: Rocca Pendice (colli Euganei)

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Nell’inverno 2013 ho scattato una serie di fotografie nel formato quadrato (6×6) a colori. Queste sono le scansioni del negativo convertite poi in B/W.

Purtroppo la mia 6×6 ha un problema nel trascinamento della pellicola, motivo per cui non la uso più. Ora il formato quadrato posso solo stamparlo o crearlo in fase di stampa, sotto l’ingranditore.

 

[Società contadina]: un breve viaggio nel tempo. Andata e ritorno

Una splendida domenica autunnale mi ha dato l’occasione di fare una camminata sui Colli Euganei per un percorso inusuale.

La caratteristica di questo itinerario è la sua esposizione a sud-ovest, e quindi bene illuminato e tiepido, ma anche il fatto che percorra una traccia di casa coloniche d’altri tempi.

La combinazione di segni di abitazioni, di civiltà contadina oramai scomparsa, e di natura infuocata dai colori di stagione mi ha fornito l’occasione di riflettere sulla trasformazione occorsa alla nostra società in questi ultimi cinquant’anni.

Nel senso che il territorio è stupendo e il contatto con gli elementi naturali (terra, aria, acqua e fuoco) è fortissimo, onnipresente. Le colture, oramai inselvatichite, da un lato suscitano un sentimento di malinconia, in quanto è immediato immaginare come doveva essere il paesaggio in passato, dall’altro uno di gioia, per la wilderness che si è materializzata.

Il pensiero corre alla dura vita contadina di questi posti, che oggi nessuno oramai vuol più vivere.

Come scrisse e disse Pier Paolo Pasolini, siamo passati bruscamente da una civiltà contadina viva dal feudalesimo, e basata su classi sociali ben distinte, ad una società consumistica nella quali i valori sono radicalmente mutati.

Tagliando poi il sentiero per mezza costa, senza arrivare in cima, per una traccia stretta ma ben mantenuta, ho avuto modo di incontrare un daino (non sapevo ce ne fossero in questa zona) e un paio di marassi ( serpentoni neri neri). Frutti maturi di corbezzolo mi hanno fatto da dessert (continuo) per la camminata.

Di seguito qualche foto fatta casarecciamente col telefonino per catturare e aiutare la memoria nel tempo.

Ex Cava
Ex Cava

vigneto
vigneto
rudere di casa colonica
rudere di casa colonica
Jpeg
Jpeg
Jpeg
Tralci d’uva lasciata appassire
Stazione di fichi d'india
Stazione di fichi d’india
particolare
particolare
ulivo inselvatichito
ulivo inselvatichito

[Anima]: Attendo la primavera

L’inverno è bellissimo. Però sto aspettando con tutte le mie forze la primavera.

Oggi dunque ho voluto fare una visita al Monte Ceva nei Colli Euganei, per avere una vista a tutto tondo della pianura padovana con i suoi rilievi e per respirare aria di primavera. Sulla cima del monte infatti c’è una stazione corposa di opuntie (fichi d’india nani) e di semprevivi. Sud d’Italia insomma!!

 

 

Opuntia compressa
Opuntia compressa

 

 

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Sempervivum archnoideum
Sempervivum archnoideum

 

 

Opuntia
Opuntia

 

 

cima Monte Ceva
cima Monte Ceva

 

 

Eremo del Monte Rua
Eremo del Monte Rua in veste invernale

 

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[Anima]: Legno e Oro

Fine ottobre 2011… l’autunno è nel suo più pieno vigore. Faccio un breve giro sui Colli Euganei una mattinata di domenica per non perdermi questo spettacolo di colori. Del resto poi, alle prime piogge, non si sa più se ci sarà un’altra occasione di fotografare questo mutevole ambiente nel suo stato di grazia.

Lascio il sentiero e mi “perdo” tra i castagni e il terreno vulcanico alle pendici del Monte Venda (che raggiunge i 600 m) con la cima nascosta tra la nebbia.

Il tema è il colore e il legno nelle sue molteplici sfaccettature. Il legno è vita, ma anche forza e resistenza, nonché compagno dell’uomo in questo ambiente fortemente antropizzato.

In altri termini : “the personal gold rush”. Musica di spalla: “Come Closer” di Miles Kane.

 

Giallo oro, ricchezza per gli occhi

 

foglie di castagno ticchiolate

 

sottobosco acido

 

 

 

sculture naturali

 

 

 

 

Farewell Autumn!