[Progetto negativi su carta]: Un primo tentativo

Un’idea si è insinuata subdolamente tra le altre idee ed è riuscita a farsi valere: la stampa su carta del negativo. In inglese se si cerca a riguardo della tecnica “paper negative” si viene sommersi di articoli, video e quant’altro.  Ovviamente ( ^_^) io ci sono arrivato 140 anni dopo, ma a modo mio e con la mia distorsione sull’utilizzo del metodo.

Mi spiego meglio. Spesso sono affascinato dalle immagini in negativo, ovvero quando guardo i miei negativi, spesso vorrei stamparli così come sono, senza invertirli. Dipende ovviamente dalla scena specifica ripresa.

Ovviamente tutto questo si può fare in digitale, la maggior parte fa così. Ma l’ho citato solo per escludere a priori quel che non mi interessa.

Il mio intento è però quello di stampare su carta fotografica, in camera oscura, questo negativo e di tenermelo nella sua dimensione originale (nel mio caso 10 x 12,5cm / 4×5″).

L’utilizzo della carta fotografica stessa come negativo è la soluzione. Ci sono dei vincoli non banali, quali il fatto che a differenza del film la carta ha un range di riproducibilità molto inferiore. I soggetti vengono facilmente contrastati e addio alla dinamica dei toni.

Tra i vantaggi (forse l’unico!) quello che si lavora in luce di sicurezza e non completamente al buio come con la pellicola.

Bisogna darsi da fare apprendendo i particolari del processo e le caratteristiche dei materiali (tipi di carta, filtri, rivelatori e diluizione) e soprattutto individuare i soggetti che si prestano a questo trattamento. Se si vuole arrivare all’immagine positiva (invertita) allora il soggetto è meno critico, in quanto l’approccio è quello di una normale fotografia.

Prossimamente tratterò in profondità l’argomento (in base all’ esperienza che mi sto facendo), per intanto basti sapere che l’immagine sotto riportata (scansione del negativo su carta) è stata realizzata come prova col materiale che avevo a disposizione: carta a gradazione fissa #4 (work by Tetenal tipo RC – la “plasticona”, non la baritata), sviluppo per carta MC DEV 1+6 ( consigliato lo sviluppo per film ad alta rapporti di diluizione). Sapevo che avrei ottenuto un lavoro grafico più che fotografico, ma tant’è, volevo concentrarmi un pò sulla tecnica di esposizione dell’immagine. Tanto parlare e scrivere, ma ognuno dice alla fine “prova e scopri da te il tempo giusto di esposizione”. Giusto, così non si sbaglia mai (a consigliare) ma si corre il rischio di brancolare nel buio.

Ho proceduto quindi a stimare la sensibilità della carta (iso 6) – dalla letteratura – e ad esporre per le ombre (ovvero dove volevo il dettaglio di interesse) del soggetto. Poi (essendo la prima volta in assoluto) ho caricato 3 chassis – 6 negativi – è ho usato un bracketing partendo dall’esposizione indicata. Ovviamente la difficoltà sta nel fatto che la carta a gradazione fissa è sensibile al solo blu/uv, mentre l’esposimetro misura sullo spettro di gamma completo (no uv comunque). La faccio breve: col cielo a luce diffusa (tipicamente invernale) l’esposimetro ci azzecca abbastanza bene: va dato un 1/2 stop di tempo in più: ad es. 1″ invece di 1/2″. Poi non ci sono effetti di difetto di reciprocità del supporto da gestire – quest’affermazione è cmq da verificare per tempi maggiori al secondo di esposizione.

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Negativo su carta (10x12cm – 4×5″) – primo soggetto

Il prossimo passo è usare carta grado #2, sviluppo ID11 – da capire quanto diluito – in modalità stand, si ha così il tempo di vedere il pieno raggiungimento dello sviluppo e di intervenire (anche se in luce di sicurezza i toni sono sempre molto più scuri del vero).

Vista l’esigua dimensione del negativo, vien voglia di passare, per questo tipo di tecnica, a formati più “interessanti”. Ma questa è un’altra storia.

 

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[Project]: La montagna in pace (parte 1)

 

Luoghi della grande guerra (’15-’18)

Monte Grappa

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Il silenzio è il rumore che ti avvolge quassù.

Quando cammini in questi luoghi, li puoi sentire ancora nell’anima, i soldati con le loro grida e la paura di non tornare più a casa.

Col Moschin, Col Fagheron, Col Fenilon, rilievi che come nome avevano solo le quote numeriche in metri sul livello del mare. Mare che si vede benissimo da qui: Venezia e i suoi campanili, Chioggia, l’appennino tosco emiliano. Lo sguardo spazia sulla pianura da una parte e sulle altre cime dall’altra (Dolomiti, Lagorai). Il fiume Brenta è un nastro argenteo che splende sinuoso la giù in valle.

Oggi vedi alberi ricresciuti, ma anche quelli caduti da tromba d’aria e tutto l’assieme è molto reale e sembra coerente qui, dove troppi giovani son caduti.

 

Tutte le foto sono scattate con una macchina di grande formato (10×12 cm / 4×5″). Queste sono mere scansioni di negativo (fomapan100).

[Large format film photography]: Nocturnal

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Looking at the installation “Il giardino dei giusti” in Padua by night, when the only source lights are those from the Moon and some ground spots,  is a fashinating experience. At midnight the place is desert, just faint rumours as background and the crickets sound that create a sincopate rhythm. There isn’t a uniform visual pattern that create a simple panorama, but instead it’s all so segmented, a conglomerate of spot views that overlay each other creating a whole multidimensional picture. Maybe reflecting the meaning of the subject: lifes of normal people that in some instances are acting like heroes. All so normal and all so complex in the same time.

 

Ilford Delta 100 4×5″ – Intrepid 4×5″ camera – Dev in Ilford ID11. Negative scan.

[Padova]: Giardino dei giusti

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Anni fa (2013) fotografai questo complesso monumentale per studiarlo. Le foto vennero scattate con la luce del sole. In digitale e con vari obiettivi.

(https://carlodainese.wordpress.com/2013/01/12/architettura-studio-fotografico-per-il-giardino-dei-giusti-del-mondo-padova/)

Adesso sono tornato con il grande formato e di notte. Con un medio grandangolo ho colto due punti di vista particolari, per me significativi. Per pellicola ho scelto la Ilford Delta 100 per la sua curva caratteristica e per i suoi bassi tempi di compensazione per la mancata reciprocità dovuta ai tempi lunghi necessari.

I tempi di posa sono di 3′ (2+1 di compensazione) esposto in zona V per le luci principali sul monolito di metallo. Trattato poi in N+1 con lo sviluppo ID11 1+1.

Le foto che vedete sono scansionate direttamente dai negativi senza correzione alcuna.

Purtroppo la stendarda davanti non era posizionata perfettamente in verticale  e così c’è un certo grado di fuori fuoco sulla parte in alto verticale dei monoliti in primo piano. Una scusa per tornarci a breve 🙂

 

Intrepid 4×5, Fujinon 125 f5.6, Ilford Delta 100, Ilford ID11

 

[project ] : 陈式太极拳

Those are just 2 photos to explore my idea of Tai chi chuan.

With the collaboration of my instructor, I’m trying to convey in photography the spirit of this martial art. On of the aspect of this internal style is the use of the spiral movements. Silk reeling.

Simply put, its about learning how to move your body in a coordinated and efficient way in-accordance to the principles of Chen Tai Chi Chuan.

The body has to move as one unit, with the torso and limbs twisting, twining, spiralling and rotating. The hips control the legs, the chest controls the arms, and the centre (“dantien” in Chinese) controls the hips and chest. The dantien is quite simply the centre of the body, and consists of the abdominal muscles attaching to the hips and lower spine.

[from: https://medium.com/tai-chi-school/a-beginners-guide-to-silk-reeling-3e4e42ddbadf%5D

The end goal is for all movement to originate from your dantien. However, this is something that will take time to achieve with consistent practice and layered guidance from a teacher who really knows what they are doing!

All the photos that you can view about this martial art (and even for the others!) are static poses. Maybe to gain the interest of the viewer showing those “exotic” poses.

My approach is completely different. Photography, for me, is a tool to communicate and explore aspects of life. And Tai chi chuan is not a series of static forms or positionss. One is always in movement, shifting continously between the ying and the yang forces.

Stay tuned for further works.

Intrepid 4×5″, fp4, Id11, film scan + Lr