[Zen photography]: Equilibrium (2015)

Equilibrium (2015)
Equilibrium (2015)
Advertisements

[Analogico]: tensioni fotografiche

Superficie ghiacciata (2015)
Superficie ghiacciata (2015)

 

La fotografia analogica oramai non interessa praticamente più a nessuno. Siamo rimasti uno sparuto numero di sognatori (che però usano anche e proficuamente il digitale – giusto per dire che non siamo eremiti) a cui piace sporcarsi le mani di fissaggio e di sviluppo, che usano un grembiule per non sporcarsi irrimediabilmente i vestiti, e che si chiudono in spazi a luce rossa  non erotici.

Sono passati già una cinquantina d’anni dalle foto che Brett Weston ha realizzato con uno stile (che a molti non è mai andato giù) rigoroso e assolutamente magistrale. Le sue fotografie, che ho visto, vedo, rivedrò, tante volte dai libri che posseggo, oramai costituiscono quella nuvola di riferimento che mi provoca un’ossessione a volte noiosa e contemporaneamente ansiogena. “Vaffanculo Brett!” mi vien voglia a volte di esclamare, per via della irraggiungibilità delle sue stampe. Con le sue unghie nere, a forza di usare l’amidol (come suo padre Edward), è l’esempio del Maestro che ti guarda e ti sorride… c’è n’hai di strada ancora ragazzo; e tutta in salita per giunta.

Quando l’altro giorno in montagna ho visto il lago ghiacciato, non l’ho visto in realtà come le altre persone che vi sostavano nei pressi. Ho visto solo la superficie ghiacciata e i segni di fratturazione e udito i suoni gorgoglianti provenienti da sotto lo strato di ghiaccio. Ci sono stato una mezz’ora buona, seduto ad ascoltare e a osservare. Poi ho composto questa immagine, vedendola già stampata, immaginandomi sotto l’ingranditore a tirarla fuori dal bianco della carta (Ilford MG Classic fb glossy in 24×30). Questa sopra è la scansione del negativo con una post produzione di simulazione, giusto per rendere l’idea di cosa parlo.  Ma devo fare assai meglio con la vera carta. Non vedo l’ora.

 

 

 

[Cartolina]: aspettando la neve

Cimon della Pala

Dalla cima Cavallazza

Qui in zona tutti aspettano la neve un pò pregando e un pò imprecando. “La neve è business” è questo il mantra che si leva da queste zone, che sulla neve hanno costruito il loro benessere economico. Le previsioni meteo sono vissute come le partite di calcio e poco ci manca che ne nasca una schedina dedicata. Visto come il clima sta mutando, forse è il caso che  gli imprenditori locali incomincino a fare rete e a traguardare verso un’economia più culturale  e meno basata su miracoli climatici.

Il “sabato dell’Immacolata”, classico periodo turistico pre natalizio, era praticamente deserto, se non per qualche sparuto gruppetto di romani (ma solo loro vengono da queste parti?) che alto-vociavano in montagna con le loro pillole di saggezza capitoline.

Le piste di sci, molte aperte grazie ai cannoni sparaneve, sembravano delle strisce irreali, di plastica, nell’insieme paesaggistico di questo parco naturale. Rendevano molto bene il senso dello sport consumistico: vestiario hitech coloratissimo e montagna vissuta come un luna park.

Il momento magico che ho vissuto quel giorno è stato l’incontro con l’aquila. Mentre salivo, con il fiato corto dallo zaino carico di attrezzatura fotografica, è passata un’aquila a circa 10m in altezza sopra di me e l’ho seguita nel suo volo leggero ed elegante per la dorsale. Era bellissima; nel silenzio interrotto solo dalle folate di vento, assistevo ad una magia visiva.

In attesa di stampare i due rulli di b/n, una cartolina fatta con il telefonino.

 

 

 

[camera oscura emozionale]: l’attesa

Dopo un giro sui monti, prima che arrivi la neve e con ancora qualche foglia sui rami, durante il quale ho scattato 20 pose (2 rullini 6×7), sono tornato e ho sviluppato i due film. Come al solito, nonostante le note redatte sul blocchetto di ripresa, che è parte integrante dell’attrezzatura fotografica, fino a che non si sviluppa il negativo si convive con il dubbio ( diciamo pure ansia) amletico se gli scatti siano riusciti o meno.

Questa volta ho voluto appaiare alla mia solita Fuji Acros100 (che uso con un IE di 64 iso), la ben più nota Ilford Delta 100. Anche quest’ultima l’ho usata a 64 iso, per mia comodità. Non so perchè l’ho presa in realtà, con la Acros del resto mi trovo molto bene e la conosco, ma la curiosità di provarla è stata forte. E’ un pò come quando si ha voglia di cambiare gusto del gelato o della pizza.

Sono 2 pellicole abbastanza diverse nella resa visto che le loro caratteristiche non si eguagliano. Per i tempi lenti, fino a 2″ poi la Across segue la legge di reciprocità mentre la Delta ha bisogno già  dopo 1/2″ di compensazione nell’esposizione. E sulle tabelle, a meno che non si costruiscano da sè con buoni test, è come andare a campi. Il fattore rischio, quindi non è stato basso.

Ho iniziato subito in mattinata la prima serie di 10 scatti con la Delta… e il primo scatto, come al mio solito, è stato un vero fallimento.

La scena era in una faggeta nel bosco, con il sole in pieno controluce tra i tronchi (era ancora basso) che rapidamente si muoveva. Sono scene veloci che vanno colte rapidamente. Come in una scena al rallentatore alla Matrix, nella quale il protagonista Neo schiva i proiettili, mi vedevo nel montare il cavalletto, la fotocamera, i filtri, il cavo flessibile, misurare la luminosità con l’esposimetro, riflettere, riflettere, riflettere, mettere a fuoco, inquadrare e finalmente scattare. Ok, però ne faccio due con tempi diversi, volevo provare il controluce anche con i raggi entranti nell’obiettivo e… Cazzo! Ho lasciato per errore la leva del dorso in Multiesposizioni…. imprecazioni a raffica degne di una Nikon D4.

Così le prime due foto se ne sono ite.. OK l’esordio con la Delta non è stato dei migliori. Poi però, riscaldato dal sangue fluente non  solo non ho più sentito freddo ma sono riuscito a godermi la giornata in concentrazione e leggerezza.

Alcune scansioni appena fatte di un negativo Ilford Delta 100 nel formato 120, sviluppato in Ilford ID11 1+1 a 6′ alla temperatura di 25°C.

Colli Euganei
la faggeta

 

Colli Euganei
la faggeta

 

Colli Euganei
_

 

Colli Euganei
Orto montano

 

Colli Euganei
gli amanti

 

Colli Euganei
il ciliegio

 

Colli Euganei
il ciliegio sull’altura

 

I risultati, almeno a vedere i negativi, mi paiono buoni. Adesso il banco di prova vero e proprio è sotto l’ingranditore. Spèrem ben!

 

 

[Fotografia Analogica]: giovane abete

Jpeg
Giovane abete

 

Mi sono appena incorniciato e appeso nello studio una fotografia che ho scattato nell’inverno 2014. Stampata su carta Ilford MG baritata opaca (la serie nuova) in formato 30×40.

Ho ricordi di quello scatto per via del freddo e del vento gelido che sferzava le fronde del piccolo abete bianco. Decisi di sfruttare la condizione avversa per creare un senso dinamico nella fotografia. La condizione giovanile del piccolo albero si manifesta nel carattere turbolento che si oppone e contrasta alla situazione statica e di pace portata dalla candida neve e dal tronco del vecchio albero.

[Libri]: Ennio Vicario – Luci e ombre nelle Dolomiti

Ma che bel libro che ho trovato! L’ho visto ieri ad un mercatino di usato e incuriosito per l’argomento, ma con nessuna aspettativa, l’ho preso in mano per sfogliarlo. Sono rimasto folgorato, è il caso di dirlo, da alcune fotografie.

Il libro presenta un lavoro del 1991, del fotografo milanese, durato tre anni, che ha inseguito le luci e le ombre nell’ambiente montano delle Dolomiti, lontano dalle visioni conosciute e note ai gitanti.

Bellissimi lavori in bianco e nero, stampati in camera oscura dal fotografo, dai quali traspaiono il rapporto di emozione e meraviglia che ha instaurato con l’ambiente ben diverso da quello impazzito milanese.

Un libro vivamente consigliato. Si trova anche su ebay e il prezzo è veramente regalato.

Immagine

[Anima]: serie di negativi – non vedo l’ora!

In questi due giorni ho sviluppato un po’ di rulli accumulati tra luglio e agosto. La temperatura è finalmente scesa a 26/27°C e così ho colto l’occasione per chiudermi in camera oscura e togliermi la curiosità ( o paura?). La temperatura è infatti un fattore cruciale, e riesco a sviluppare nei chimici, usando le mie tabelle dei tempi di sviluppo, fino al max di 27°C, poi non ci provo nemmeno. Il negativo è sacro e guai a sciuparlo per la fretta. Altri tre rulli sono ancora ad asciugare  e quindi li vedrò domani, ma gli altri li ho già scansionati e preparati alla stampa. Li stampo uno per pagina così da crearmi delle schede di lavoro con la foto del negativo. Sul retro ci sarà la storia delle stampe dello stesso. 1 negativo = 1 diario

La scansione non assomiglia mai alla stampa, se non a quella di lavoro, intermedia, giusto per visualizzare meglio le zone e incominciare a “sentirla”. Di qualcuna mi sono già fatto un’idea (nata e registrata ancora in fase di scatto, quella fase che si chiama di pre-visualizzazione) e di altre assolutamente no. Queste ultime probabilmente avranno da dire molto nel tempo. Dopo sei mesi circa avviene il distacco emotivo dallo scatto (pur ricordandomi la sensazione provata al tempo) e si diventa più oggettivi; ci si pone con meno impeto e quindi si può spaziare a 360° nell’interpretazione. Quante volte poi si cambia radicalmente idea e si stampa lo stesso negativo in modo completamente diverso! E non sempre in meglio.

Comunque ecco qualche immagine, fresca fresca.

Dainese_18082015_0007_Master

Dainese_18082015_0009_Master

Dainese_18082015_0018_Master

Dainese_18082015_0013_Master

Dainese_18082015_0010_Master

Dainese_18082015_0011_Master

Dainese_18082015_0012_Master

Dainese_18082015_0008_Master

Dainese_18082015_0019_Master

Dainese_18082015_0025_Master

Dainese_18082015_0030_Master

[Montagna]: Alpe di Siusi – Seiser Alm, un ritorno

Domani si va in quel dell’Alpe di Siusi. Base in campeggio, con la tenda. Devo ancora decidere cosa portarmi dietro come fotocamera: 120 o 35 mm? Punto fermo il film: la Fuji Acros100. Poi cavalletto, filtri, scatti flessibili, esposimetro, etc..etc.

Nel 2012 scattai in digitale in Full Format (24×36). Di seguito condivido qualche scatto.

Alpe di Siusi

Alpe di Siusi

Alpe di Siusi

Alpe di Siusi

Alpe di Siusi

Alpe di Siusi

L’importante è riuscire ad essere sé stessi.