[Film]:Nick Cave & The Bad Seeds – One more time with feeling

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Questa sera sono andato a vedere il film-documentario, uscito nel resto del mondo il 8 settembre, il giorno primo dell’uscita dell’album Skeleton Tree. In Italia esce in tutte le (poche sale) oggi. Forse perchè il concetto di business della musica da noi è diverso. Forse perchè la maggior parte se lo sono già scaricati dai torrent e non c’era bisogno di sincronizzare l’evento.

Sono andato molto titubante avendo paura che si trattasse solo di un film che ruotava attorno al tragico evento (la morte del figlio quindicenne) personale occorso alla famiglia Cave, giusto l’anno scorso, nel mezzo della produzione di Skeleton Tree. Mi sono “carrozzato” prima guardandomi due video interviste al regista Andrew Domink, in occasione del festival di Venezia, nel quale è stato presentato fuori concorso. Beh, il lavoro che ha fatto e la cura che vi ha messo mi hanno convinto della validità del film.

Dunque eccomi in sala d’essai (schermo piccolo, poche poltrone, sala piccola, poche persone : con me eravamo in 7). Audio spettacolare e sottotitoli in italiano. La lunghezza di 120′ circa sono giusti per un approccio come questo: intervista full time continuata con intermezzi in sala registrazione.

Mi ha preso, inaspettatamente su un piano emozionale. Il feeling tra Nick e Warren Ellis (l’alter ego musicale dei Bad Seeds) è fenomenale  e potente. Musicisti professionisti e amici di lunga data. Bello vederli lavorare assieme. Ampio spazio il regista ha dato a Nick nella sua veste familiare con moglie e l’altro figlio. Emerge il trauma vissuto collettivamente come famiglia. Mica scherzi attraversare questo periodo ed emergerne rivestiti di luce bianca come una fiamma. La composizione dei testi rispecchia molto questa metamorfosi che ha costretto Nick Cave a continuare e a non arrendersi, pur ammettendo di vivere attualmente su più piani sovrapposti contemporaneamente. Una situazione che ammette essere contro produttiva artisticamente dal punto di vista compositivo. Eppure questo ultimo lavoro è veramente profondo e ricco (ascoltare per credere). Il sound ti prende lentamente e lo trovi logico, trovi assolutamente naturale che sviluppi in quel modo lì e non in un altro.

Un gran bel film, mi ripeto, lo so, che il regista ha saputo dirigere nel massimo rispetto umano e contemporaneamente in modo incisivo e preciso.  E che fotografia notevole. Un bianco e nero per le fasi più intimistiche e il colore, come stacco, per le parti più leggere che galleggiano da sole nel flusso del film. E’ un film che nasce in prima istanza nella versione 3D e poi anche in quella in 2D (quella proiettata stasera). Domink spiega che il 3D l’ha fortemente voluto in quanto controparte alla musica per tenere lo spettatore in un’atmosfera densa e fluida; per farlo partecipare come se fosse lì presente in modo esclusivo.

Forse, come è giusto che poi sia e caratteristica di un buon film, ognuno può trovare il suo percorso emozionale attraverso punti diversi del racconto.

 

 

 

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