[Fotografia]: Suzanne Vega’s Interview of Jack Hardy

Prendo spunto da un’intervista al musicista newyorkese Jack Hardy, recentemente scomparso, fatta da Suzanne Vega nel 2000, per parlare sommariamente di un aspetto particolare della fotografia: il processo di realizzazione di una foto.
Dato che l’intervista è tra musicisti e parla di musica, l’aspetto interessante è l’analogia che ho trovato tra il processo creativo messo in atto da un musicista e l’analogo attuato da un fotografo.

Premetto che questa intervista è pubblicata nel sito di Jack Hardy (in fondo al post il link alla versione integrale) e che ho avuto modo di conoscerlo di persona qui in Italia nel 1990 e poi a casa sua a New York nel 1992. C’è quindi un legame di grande stima e di ammirazione da parte mia per la persona e per il musicista. Era una persona “ordinariamente eccezionale” e i ricordi me la tengono viva.

Quello che rende questa “vecchia” intervista tra due musicisti degna di nota è la caratteristica visione di Jack Hardy che parla del processo di creazione di una canzone e delle caratteristiche che deve possedere sia l’autore che il prodotto (la canzone stessa) che però ho trovato essere perfettamente valide se al termine canzone sostituiamo quello di fotografia.

JH mette in evidenza il fatto che spesso una canzone altro non è che un diario personale musicato. Questo approccio, dice, è povero e anche sbagliato poiché parte dal presupposto che al centro di tutto ci sia l’autore e le sue vicende personali. Chiediamoci: a chi possono interessare?
E’ vero, continua, che dagli anni ’70 ai nostri giorni, è nato il mito della “star” che necessita di emettere luce (come appunto una stella) per restare viva. E quindi ecco il mare di notizie personali e insignificanti che creano l’aura pubblica.
Il punto focale che JH mette in evidenza è che una canzone si può considerare pienamente riuscita se sarà ricordata, cantata nel tempo, a prescindere dall’autore della stessa. Il non plus ultra, chiarisce, sono le canzoni diventate tradizionali, per le quali non ci si chiede nemmeno chi sia l’autore, ma che vengono cantate liberamente.

Non c’è che dire, quella di JH è una visione nobile e alta. Apparentemente anacronistica, ma quanta verità contiene in realtà!

La vera canzone, per diventare tradizionale, ha bisogno di esprimere concetti universali, che l’ascoltatore può fare suoi e nei quali si può riconoscere. E’ naturale che una canzone nasca dalle esperienze personali e dal proprio vissuto, ma non ha bisogno però di esprimere con la precisione di cronaca i fatti, quanto piuttosto di trasfigurarli in archetipi. Si può mentire insomma se la canzone lo richiede.

Bene, passiamo ora al piano della fotografia. Foto di significato esclusivamente personale, potranno anche essere tecnicamente perfette, ma rimarranno opache agli occhi degli osservatori. Non susciteranno emozioni e non produranno quello che è uno degli scopi principali della fotografia: la comunicazione a livello del cuore. Occorre sfondare infatti la sfera intellettiva, razionale (la lasciamo tranquillamente ai pubblicitari!) e anche quella del piace/non piace, per giungere a toccare le corde del subconscio. A questo livello le persone finalmente possono reagire, vengono stimolate a produrre un qualche tipo di risposta. Per sfondare la sfera, di cui si diceva poc’anzi, la fotografia deve esprimere un carattere universale. Concetti quali bellezza, tristezza, rabbia, gioia. E non li ritroviamo infatti nelle foto che hanno fatto epoca, quelle che noi chiamiamo “classiche”?
Per esse non ci ricordiamo neppure più chi è il fotografo, e magari non ci interessa neppure saperlo, tanto si sono radicate nella nostra memoria visiva collettiva. Queste foto sono le analoghe delle canzoni tradizionali.

E’ una argomento che meriterebbe essere approfondito, ma già anche a questo livello molto superficiale, permette comunque di osservare le fotografie con un occhio nuovo, più critico. E per i fotografi di acquisire un nuovo criterio di autovalutazione e discernimento.

L’articolo originale: www.jackhardy.com/JHVegaInterviewText.html

Jack Kardy
Jack Hardy
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