[Memoria]: ricordi della fine di una vita

Dal letto, volgendo lo sguardo di lato, si godeva della luce solare che entrava dalla finestra. Quando era aperta, sempre, appena la temperatura lo permetteva, si poteva vedere la fila verticale di finestre dello stabile di fronte.

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Le tende erano di un arancione speranzoso e vivo.

 

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Girandosi dal lato opposto, c’era il crocifisso, una croce fissa per l’appunto, che era sempre a disposizione. Fedele.

 

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Chi veniva per stare un po’ assieme, si poteva alzare. Allora fuggiva lo sguardo per fuori e poteva vedere in più:

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Ecco la fila di finestre nella sua interezza.

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Poi da un’altra finestra, all’uscita, come in una zona protetta dall’esterno, attraverso una grata si scopriva un anonima costruzione. Grande e grigia. Di fascista memoria.

 

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Il tempo è come un elastico; lo puoi pure tirare ma poi torna alla forma originaria, oscillando come un pazzo. E infine giunge l’ora.

 

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