[Affinità elettive]: Rosetta Messori

Sempre della serie cultura fotografica ecco una fotografa che trovo affine al mio modo di vedere e percepire l’immagine: http://www.rosettamessorigarbin.com/

Dalla sua biografia:

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Ho usato il mezzo meccanico di riproduzione- ossia la macchina fotografica- per fotografare varie realtà. Dal reportage alla documentazione di scene di set cinematografici con numerosi registi italiani; dalla documentazione paesaggistica, ai progetti della F.A.O.  in diversi paesi del bacino mediterraneo e mediorientale.

Fin dal 1982, quando seguivo il corso di fotografia di Victor Ugo Contino presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e dal 1988 quando mi sono recata negli Stati Uniti per seguire dei corsi di fotografia all’ICP (International Center of Photography), dove ho frequentato vari studi di autori tra i quali Ralph Gibson, sono sempre stata attratta da una realtà “altra”, quella sentita e vissuta attraverso l’intuizione del momento.

Più che davanti alle cose, ai luoghi o alle persone, ho sempre avuto il desiderio di pormi al loro stesso centro, attribuendo idealmente loro un interno nel quale inserirmi con l’immaginazione.

Inizialmente sono stata spinta a cogliere questa dimensione dello spirito in rapporto alle persone fisiche cercando di cogliere, più che un volto, il loro magnetismo, la loro aura.

Naturalmente, utilizzando un mezzo che conoscevo bene nella sua valenza positivistica, ossia come mezzo di riproduzione meccanica del reale, avevo l’esigenza di vibrare e registrare insieme al visto (non solo dell’occhio-obbiettivo), anche le emozioni cerebrali che i soggetti scatenavano.

Per assecondare questa mia esigenza, ho sentito di dover andare oltre l’istantanea, così tutte le mie immagini sono normalmente scattate non con un “tempo fotografico” propriamente detto, bensì con un tempo che corrisponde al battito del cuore o alla pausa tra un inspiro ed un espiro.

Seguire le vibrazioni delle persone e dei luoghi, comportava una necessaria attenzione alla luce, luce che molto spesso acceca gli occhi ma che rischiara la mente. Quasi tutti i miei lavori sono realizzati in controluce, quindi non è il soggetto in se stesso ad essere così importante, ma l’alone della sua ombra che volteggia nello spazio, in musica con la visione dell’attimo in un abbraccio ideale.

Come sfidare la realistica rappresentazione della visione quotidiana? Attraverso uno stato della mente liberato da qualsiasi costrizione, giudizio e condizionamento.  Non guardare il fiume che scorre dalla riva ma sentirmi parte di esso.

Cogliere l’energia sprigionata dalla materia, seguirne la traiettoria, la cui curva torna su se stessa, cioè torna a confluire nella materia per riproporre la sensazione dinamica. Circolarità di spazio e tempo che genera continuità e ritmo, cioè armonia.

E come sosteneva Anton Giulio Bragaglia nella teoria del Fotodinamismo Futurista  : “…la prova mossa non è uguale a prova movimentata perché nella prima esiste un brave spostamento o una completa distruzione dei corpi e nella seconda solo una de materializzazione di questi, con traccia di movimento: traccia tanto più viva, quanto più recente.

Là, dunque, ove la fotografia appare tanto mossa, e tanto poco movimentata da non esservi più nulla nella lastra, è che la fotodinamica incomincia, avendo quale scopo il ricordo della sensazione dinamica di un movimento e la sua sagoma scientificamente fedele, anche nella de materializzazione”.

…Invece di una successione lineare di istanti, percepire  un presente infinito, e tuttavia dinamico, dimenticando  il trascorrere del tempo ,  facendomi  assorbire dal soggetto osservato. Ossia cogliere quel luogo dove  non ci sono suddivisioni di tempo come passato, presente e futuro; esse sono contratte in un singolo  istante del presente nel quale la vita freme nel suo vero senso; e questo momento presente non è qualcosa che sta in quiete con tutto ciò che contiene, ma si muove incessantemente.

Attraverso uno stato di totale dissolvimento in cui non c’è più distinzione tra mente e corpo, soggetto oggetto, sentirmi connessa  con ogni altro oggetto  come realtà di esperienza.

Osservando la natura come  “parte di una  mappa” , non solo del territorio, così che la mente  possa  sentirsi libera di modificare le nozioni tradizionali di spazio e di tempo, di riesaminare tutte le possibilità  utilizzabili per definirle, e di scegliere quella formulazione  che più concorda con l’esperienza.

Ho usato il mezzo meccanico di riproduzione- ossia la macchina fotografica- per fotografare varie realtà. Dal reportage alla documentazione di scene di set cinematografici con numerosi registi italiani; dalla documentazione paesaggistica, ai progetti della F.A.O.  in diversi paesi del bacino mediterraneo e mediorientale.

Fin dal 1982, quando seguivo il corso di fotografia di Victor Ugo Contino presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e dal 1988 quando mi sono recata negli Stati Uniti per seguire dei corsi di fotografia all’ICP (International Center of Photography), dove ho frequentato vari studi di autori tra i quali Ralph Gibson, sono sempre stata attratta da una realtà “altra”, quella sentita e vissuta attraverso l’intuizione del momento.

Più che davanti alle cose, ai luoghi o alle persone, ho sempre avuto il desiderio di pormi al loro stesso centro, attribuendo idealmente loro un interno nel quale inserirmi con l’immaginazione.

Inizialmente sono stata spinta a cogliere questa dimensione dello spirito in rapporto alle persone fisiche cercando di cogliere, più che un volto, il loro magnetismo, la loro aura.

Naturalmente, utilizzando un mezzo che conoscevo bene nella sua valenza positivistica, ossia come mezzo di riproduzione meccanica del reale, avevo l’esigenza di vibrare e registrare insieme al visto (non solo dell’occhio-obbiettivo), anche le emozioni cerebrali che i soggetti scatenavano.

Per assecondare questa mia esigenza, ho sentito di dover andare oltre l’istantanea, così tutte le mie immagini sono normalmente scattate non con un “tempo fotografico” propriamente detto, bensì con un tempo che corrisponde al battito del cuore o alla pausa tra un inspiro ed un espiro.

Seguire le vibrazioni delle persone e dei luoghi, comportava una necessaria attenzione alla luce, luce che molto spesso acceca gli occhi ma che rischiara la mente. Quasi tutti i miei lavori sono realizzati in controluce, quindi non è il soggetto in se stesso ad essere così importante, ma l’alone della sua ombra che volteggia nello spazio, in musica con la visione dell’attimo in un abbraccio ideale.

Come sfidare la realistica rappresentazione della visione quotidiana? Attraverso uno stato della mente liberato da qualsiasi costrizione, giudizio e condizionamento.  Non guardare il fiume che scorre dalla riva ma sentirmi parte di esso.

Cogliere l’energia sprigionata dalla materia, seguirne la traiettoria, la cui curva torna su se stessa, cioè torna a confluire nella materia per riproporre la sensazione dinamica. Circolarità di spazio e tempo che genera continuità e ritmo, cioè armonia.

E come sosteneva Anton Giulio Bragaglia nella teoria del Fotodinamismo Futurista  : “…la prova mossa non è uguale a prova movimentata perché nella prima esiste un brave spostamento o una completa distruzione dei corpi e nella seconda solo una de materializzazione di questi, con traccia di movimento: traccia tanto più viva, quanto più recente.

Là, dunque, ove la fotografia appare tanto mossa, e tanto poco movimentata da non esservi più nulla nella lastra, è che la fotodinamica incomincia, avendo quale scopo il ricordo della sensazione dinamica di un movimento e la sua sagoma scientificamente fedele, anche nella de materializzazione”.

…Invece di una successione lineare di istanti, percepire  un presente infinito, e tuttavia dinamico, dimenticando  il trascorrere del tempo ,  facendomi  assorbire dal soggetto osservato. Ossia cogliere quel luogo dove  non ci sono suddivisioni di tempo come passato, presente e futuro; esse sono contratte in un singolo  istante del presente nel quale la vita freme nel suo vero senso; e questo momento presente non è qualcosa che sta in quiete con tutto ciò che contiene, ma si muove incessantemente.

Attraverso uno stato di totale dissolvimento in cui non c’è più distinzione tra mente e corpo, soggetto oggetto, sentirmi connessa  con ogni altro oggetto  come realtà di esperienza.

Osservando la natura come  “parte di una  mappa” , non solo del territorio, così che la mente  possa  sentirsi libera di modificare le nozioni tradizionali di spazio e di tempo, di riesaminare tutte le possibilità  utilizzabili per definirle, e di scegliere quella formulazione  che più concorda con l’esperienza.

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Poche parole, ma merita la visita ai suoi lavori.

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